Così nel 1968, per una coincidenza significativa l’anno della contestazione studentesca, espone alla Galleria Visualità, con una scenografia molto suggestiva, la sua Macchina drogata. Si trattava di una calcolatrice Divisumma 14 Olivetti i cui centodieci numeri erano stati sostituiti con altrettante lettere dell’alfabeto in modo che tutte le parole ottenute dalle operazioni, anche se prive di significato, fossero comunque supporto di intonazione.
Il visitatore della mostra veniva condotto attraverso uno spazio stretto dominato da tre grandi pannelli sui quali era pantografato il testo della Macchina drogata al cubicolo, chiuso da una tenda nera, dove si trovava la stessa, in piena funzione e pronta per essere usata da chi entrava.
L’allestimento creava nel visitatore una sorta di suspence ironica che ben si adattava al ribaltamento del ruolo, da spettatore ad attore, e alla logica paradossale di tutta l’operazione.
Al proposito, Agnetti annota nel suo rammentatore critico: è un’operazione di critica al linguaggio. Il codice numerico viene tradito in quanto codice ma non distrutto perchè esso si trasforma in un’altra lingua, quella della parola.
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